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Il tachimetro dell'evasione per spingere al concordato


Fonte: Il Sole 24 Ore edizione del 06 settembre 2024

Autori: Marco Mobili e Giovanni Parente

Partite Iva. In arrivo nel cassetto fiscale di 2,7 milioni di autonomi, professionisti e imprese l’indicatore di affidabilità che punta a incentivare l’accordo biennale con le Entrate.

Un tachimetro del rischio evasione per spingere le adesioni delle partite Iva al concordato preventivo entro il 31 ottobre. Il Fisco punta sulla moral suasion per cercare di sollecitare quanti più autonomi, professionisti e ditte ad accettare il risultato proposto per il biennio 2024-2025 e ad avere così una stima in anticipo dei possibili incassi dal versamento delle imposte sui redditi e dell’Irap (nei casi in cui sia dovuta). Una partita a cui il viceministro dell’Economia Maurizio Leo tiene molto, sia sotto il profilo di un cambio di passo nel rapporto tra Fisco e contribuente in un’ottica di maggiore prevenzione, sia per assicurare risorse necessarie a confermare e, se possibile, intensificare la politica di riduzione della pressione fiscale.

Tra le iniziative messe in campo ce n’è una destinata a debuttare tra pochi giorni. Dal 20 settembre, infatti, i circa 2,7 milioni di partite Iva soggette alle pagelle fiscali (gli Isa) riceveranno nel proprio cassetto fiscale un alert che gli indicherà la presenza di un misuratore del proprio grado di affidabilità fiscale. Il sistema, su cui il partner tecnologico Sogei - guidato dall’amministratore delegato Cristiano Cannarsa - sta lavorando con le altre componenti dell’amministrazione, funzionerà come un vero e proprio tachimetro articolato in base ai punteggi delle pagelle fiscali: colore rosso per i voti da zero a sei, giallo dal sei fino all’otto e verde dall’otto al dieci. Con tanto di indicazione per chi rientra nell’area del regime premiale (dall’otto a salire) dei possibili vantaggi conseguibili in termini di riduzione degli adempimenti (garanzie per rimborsi) o dei termini per determinate tipologie di controlli.

Un meccanismo che servirà ai contribuenti e ai professionisti che li assistono di verificare immediatamente quello che il Fisco sa già di lui e della sua regolarità fiscale. Naturalmente si tratta di un misuratore articolato in base ai dati delle ultime dichiarazioni presentate, quindi terrà già conto di chi ha inviato la dichiarazione 2024 (anno d’imposta 2023) e di chi ha già accettato il risultato proposto dal concordato preventivo, mettendosi quindi in traiettoria nell’arco del biennio per arrivare al dieci in pagella. Si tratta, in pratica, di giocare a carte scoperte, per cercare di incentivare chi finora ha sottoperformato agli occhi del Fisco, spingendolo a migliorare il proprio livello di fedeltà. E in un foglio “formato pdf” il Fisco spiegherà di nuovo, soprattutto a chi presenta un più alto rischio di infedeltà, i vantaggi offerti dal concordato, oltre ovviamente, al consueto invito a porre rimedio alle anomalie riscontrate.

Del resto, come dimostrato dall’inchiesta del Sole 24 Ore del 6 giugno, nell’84% delle categorie monitorate dalle pagelle fiscali più di metà dei contribuenti ha presentato dichiarazioni «inaffidabili». Così come hanno fatto molto discutere le medie pubblicate sempre dal Sole 24 Ore sui redditi dei tassisti, dei ristoratori o dei balneari, che non superano 15mila euro annui.

Il tachimetro si inserisce in una strategia che è più ampia per spingere le adesioni al concordato preventivo. In campo ci sono anche le lettere di compliance. Una tecnica già utilizzata nel recente passato e che ha visto lo scorso anno quasi 200mila comunicazioni (circa il 7% della platea complessiva) per segnalare anomalie nei dati dichiarati con gli Isa (il nome tecnico delle pagelle fiscali). Un gioco d’anticipo per far presente ai diretti interessati incongruenze o “sottovalutazioni” dei dati indicati e indurli dunque al ravvedimento operoso, ossia alle autocorrezioni.

Ora con l’ausilio di incroci più sofisticati, le 25 casistiche di anomalie puntano a far redimere chi ha utilizzato anche chi ha utilizzato qualche escamotage nella compilazione degli anni passati per il triennio 2020-2022. Tra queste figurano, ad esempio, le gravi e ripetute incoerenze nella gestione del magazzino (ad esempio gravi incoerenze nell’indicatore durata delle scorte), i soggetti che hanno dichiarato la causa di esclusione dagli Isa («periodo di non normale svolgimento dell’attività») per almeno un triennio o ancora contribuenti con punteggio pari o superiore a 8 che non hanno utilizzato i dati precalcolati resi disponibili nel cassetto fiscale. Situazioni che i diretti interessati raggiunti da un alert potrebbero anche giustificare senza dover necessariamente correggere quanto dichiarato. Ma, come già accaduto in passato, chi dovesse rimanere del tutto inerte potrebbe finire poi in specifiche analisi di rischio. Ecco perché, laddove fosse davvero necessario, la correzione del passato e l’adeguamento all’importo richiesto dal concordato per il futuro rappresenterebbero un atto di distensione verso l’amministrazione finanziaria, consentendo così anche all’Erario di poter contare preventivamente su un maggior gettito da destinare agli interventi in cantiere di riduzione della pressione fiscale.

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