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Concordato, ultima chiamata per 1 milione di finti poveri


Fonte: ilSole24Ore edizione del 29 novembre 2024

Autori: Marco Mobili, Giovanni Parente

Dl fiscale. Con la proroga nuova chance per 900mila partite Iva che dichiarano redditi fino a 15mila euro, meno degli stipendi ai dipendenti. Leo: risorse decisive, aiuti al ceto medio subito o a inizio 2025.

Ultima chiamata per aderire al concordato preventivo biennale. La campanella sta per suonare per 900mila partite Iva soggette alle pagelle fiscale (che sfiorano il milione con le 75mila che hanno già aderito) che stando ai dati elaborati negli ultimi mesi dalla Sogei, il braccio operativo dell’amministrazione finanziaria guidato da Cristiano Cannarsa, dichiarano al Fisco 15mila euro l’anno. Un dato emerso dagli ultimi carotaggi fatti dai tecnici che però non si sposa con le retribuzioni che i titolari di queste attività pagano ai dipendenti e che in molti casi vanno oltre i 20mila euro l’anno. I tempi supplementari del concordato, che ieri hanno ottenuto il via libera del Senato con l’approvazione del decreto collegato alla manovra (100 sì e 46 no), scadranno il 12 dicembre prossimo. Entro quella data gli intermediari e i professionisti abilitati, infatti, potranno proporre ai loro clienti di aderire al patto biennale con le Entrate così da poter uscire dal cono d’ombra dei controlli mirati che l’amministrazione finanziaria ha già dichiarato di voler avviare con l’arrivo del nuovo anno e che di fatto ha già programmato.

Come ha ricordato ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo a “La Giornata della Legalità Finanziaria” al comando generale della Guardia di Finanza, tra i principi della Costituzione c’è quello che ogni cittadino deve «concorrere alle spese pubbliche, ciascuno in ragione della propria capacità contributiva. Un dovere inderogabile che ne richiama un altro altrettanto fondamentale, sempre previsto dalla Costituzione, quello di solidarietà economica». E ha precisato ancora che «solo attraverso l’equo e fedele adempimento dei doveri fiscali da parte dei contribuenti, lo Stato può raccogliere le risorse per soddisfare i bisogni pubblici». La strategia su come spingere i contribuenti all’adempimento spontaneo è già nota e codificata nel decreto attuativo della delega fiscale sulle nuove regole dell’accertamento.

Secondo quanto fissato con la riforma i controlli saranno improntati sui risultati dell’analisi di rischio mirata. I risultati dell’analisi del rischio possono essere utilizzati non solo per prevenzione e contrasto all’evasione e alla frode fiscale, ma anche per controlli preventivi. E si tratta di controlli che poggiano sulle informazioni presenti in tutte le basi dati dell’agenzia delle Entrate, e dunque del suo braccio operativo Sogei, inclusi i registri e l’Anagrafe tributaria, e che hanno come obiettivo finale quello dell’adempimento spontaneo del contribuente, quale può essere il concordato preventivo biennale. Su questa linea di azione si inserisce anche la nuova task force tra Guardia di Finanza e agenzia delle Entrate creata proprio per analizzare le banche dati fiscali e utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per individuare discrepanze nei redditi dichiarati, in particolare proprio quelli dei lavoratori autonomi e dunque dei soggetti Isa.

A ricordarlo è stato lo stesso comandante generale della Guardia di Finanza, Andrea De Gennaro, nel corso dell’audizione del 20 novembre scorso alla commissione bicamerale di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, sottolineando che la task force è attiva da sette mesi con la finalità di migliorare i controlli fiscali con un’analisi più approfondita e mirata dei dati disponibili. Per oltre un milione di partite Iva che sono ben lontane da un’affidabilità fiscale richiesta dagli Isa, il rischio di finire nelle liste selettive elaborate sulla base dell’analisi di rischio è, dunque, più che concreto. Un numero non certo irrilevante, se si considera che il potenziale dell’adesione riguarda 2,2 milioni di soggetti Isa (come emerso anche dalla risposta a question time fornita mercoledì dal Mef in commissione Finanze alla Camera) che non avevano scelto l’accordo biennale entro il 31 ottobre scorso.

Del resto, tra gli obiettivi strategici delle Entrate per il 2025 è già stato disposto l’invio di 3 milioni di lettere di compliance (si veda «Il Sole 24 Ore» del 17 novembre). Alert con cui l’Agenzia consente ai contribuenti di correggere possibili errori sulla base di anomalie che la stessa Agenzia ha già riscontrato. Di queste tre milioni di lettere una buona parte andranno ad evidenziare possibili anomalie nei dati dichiarati per l’applicazione degli Isa. In particolare, saranno comunicazioni finalizzate a semplificare gli adempimenti relativi alle cosiddette pagelle fiscali e soprattutto a stimolare il corretto adempimento fiscale anche in termini preventivi rispetto alle scadenze fiscali.

Oltre agli Isa nell’indirizzario delle lettere di compliance finiranno anche tutti i contribuenti, spesso anche questi soggetti Isa e potenzialmente fruitori del concordato preventivo, che presentano vistose anomalie dal confronto tra i pagamenti elettronici ricevuti dai titolari di partita Iva e che sono stati comunicati dagli stessi operatori finanziari e i corrispettivi certificati, nonché i ricavi o i compensi riportati dai contribuenti in dichiarazione. Al successo del tempo supplementare del concordato è legata anche la possibilità di un taglio Irpef al ceto medio. Come ha sottolineato ieri al Comando generale della Gdf il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, «se otterremo le risorse come speriamo dal concordato, riusciremo a mettere a terra qualcosa che è a cuore di tutta la maggioranza, quello di aiutare il ceto medio. Ora vedremo se lo si può fare quest’anno oppure lo si potrà portare all’inizio del prossimo anno»

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